Era l’ormai lontano 2013.

Era l’ormai lontano  2013.

Berg ci chiese un promemoria per la candidatura di LECCE a Capitale europea della cultura per il 2019 che fu da noi predisposto, anche con la quantificazione dei costi. Fummo invitati e avemmo un lunghissimo incontro, con interprete, e ci chiese una sintesi, che presenta, tragicamente, anno dopo anno, sempre le stese cose!
Non per niente simu cori presciati! E siamo sempre ad “illustrare” le stesse cose.
In breve:
Vivibilità (prioritari i  problemi del Centro Storico, del traffico, della Pulizia in generrale e della raccoltadifferenziata in particolare)
Cultura (cogliere le potenzialità offerte da Rudiae e dal Castello di Lecce, e, in prospettiva la Lecce Romana con anfiteatro, teatro,mosaici, terme e tempio di Iside)
Assicurare al Museo Provinciale “Castromediano” un futuro certo all’alteza di ciò che rappresenta.

Di seguito si può leggere la nostra relazione e confrontarlo con quanto Berg decise di inserire nel BidBook Lecce 2019

CANDIDATURA DI LECCE. Capitale europea della cultura 2019

Promemoria per Arian Berg

La storia del territorio che interessa Lecce è solo da pochi anni completamente conosciuta e ci parla di una città che da almeno 3000 anni vive, sopravvive e rinasce incessantemente.
E’ famosa per il “barocco leccese”, ma il barocco è solo un momento della sua antichissima vita.
Lecce, già Lupiae romana, ha certamente almeno 3000 anni di storia e di frequentazione continua.
E’ attestata la fase messapica dai sondaggi sotto le mura e dagli innumerevoli rinvenimenti di tombe e ricchi arredi nel pieno centro storico.
Difficile esaminare le eventuali frequentazioni in epoca antecedente proprio per l’impossibilità di procedere a scavi sistematici che possano portare sotto il livello messapico, come è stato possibile fare a Roca che fu rasa al suolo nel 1544 per ordine del Governatore Ferrante Loffreda perché diventata base dei turchi prima e dei corsari dopo.
La distruzione del XVI secolo e l’abbandono dell’area hanno permesso gli scavi che hanno portato al rinvenimento del livello caratterizzato dalla preponderanza di materiale miceneo, e i resti di una intera famiglia morta soffocata e del giovane guerriero acheo (oggi i calchi sono al MUSA).
Quindi per il periodo premessapico a Lecce resta, allo stato attuale delle ricerche, solo la leggenda della fondazione da parte di Idomeneo.
Importante centro messapico, poi, con la conquista romana, godette della benevolenza degli imperatori e, diventata “Colonia Augustea”, fu dotata di Anfiteatro “moderno”, Teatro, Terme, Tempio di Iside, come riscontrato anche dalle recentissime scoperte archeologiche, assorbendo, di fatto, la limitrofa città messapica di Rudiae, patria di Quinto Ennio, che era stata dotata in precedenza di un anfiteatro “arcaico”, appena scoperto e non ancora scavato che, con i circa 5 metri di livello, fortunatamente sepolti dai secoli di abbandono, potrebbe diventare uno dei fari della Lecce moderna. (Anfiteatro arcaico: detto “pieno” perché la struttura era in pietra e le gradinate in legno poggiavano su un terrapieno III-II a.C., il moderno invece “vuoto” era costruito tutto in muratura).
Dopo distruzioni subite nel periodo più “oscuro”, l’ultima fu, probabilmente, quella causata da Guglielmo il Malo, Lecce raggiunse l’attuale livello. (Il livello romano va dai 2 metri del V secolo- mosaico di vico dei Sotterranei- ai 4/6 metri delle epoche antecedenti).
All’inizio dell’XI secolo, scrive Giudone da Ravenna, Lecce era ridotta”Piccola quasi cadente città” e con pochissimi abitanti, ma con l’arrivo definitivo dei normanni, la sicurezza generale e, quindi, la conseguente crescita demografica, Lecce divenne immediatamente sede della principale contea, cosa che si svilupperà ulteriormente nel corso dei secoli seguenti anche grazie alla Contessa di Lecce, Maria D’Enghien, sposa di Raimondo del Balzo Orsini, Principe di Taranto, e madre di Giovanni i cui feudi arrivavano nelle vicinanze di Napoli.
Il centro amministrativo, ampiamente attestato, era il “Castello di Lecce”, prima e dopo la parentesi quale Regina di Napoli, avendo sposato in seconde nozze Ladislao I d’Angiò, rimanendone presto vedova e rientrando a Lecce dove, fra le altre, emanò nel 1445 gli “Statuta et capitula florentissimae civitatis Litii”.
Nel XVI secolo, con Carlo V diventa capitale regionale.
L’importanza della Città, la ricchezza del territorio e delle sue produzioni, inducono i grandi proprietari, i grandi feudatari e le grandi famiglie mercantili italiane a costruire proprie dimore a Lecce, permettendo così, insieme alle “100 chiese” la nascita del barocco detto “leccese” per le sue caratteristiche peculiari e uniche.
Rimasta capitale di Terra d’Otranto (attuali province di Lecce, Brindisi e Taranto), risentì prima di effetti non positivi dell’Unità d’Italia e poi nel corso del XX secolo lo smembramento del suo territorio negli anni 1923, Taranto e 1927, Brindisi).
Alla lunga storia si aggiunge un clima particolarmente mite, un sistema agroalimentare che ha generato la “Dieta Mediterranea” riconosciuta patrimonio immateriale dell’Umanità (ricordiamo che il Salento, penisola della penisola del continente Europa, ponte verso l’Oriente, fu la prima terra “toccata” dalla civiltà che proveniva dalla “Mezzaluna fertile” e il sistema alimentare è, di fatto, e come accertato ormai dagli studi e dalle recentissime indagini organolettiche sui reperti archeologici, quasi invariato).
Questo per la storia, ora vi è la straordinaria occasione di diventare Capitale Europea della Cultura 2019 che permetterebbe un grande rilancio per la città che potrebbe finalmente avere, da questo riconoscimento, le risorse economiche e le spinte “emotive” per concretizzare i tantissimi progetti che permetterebbero un rilancio dell’economia con un fortissimo incremento occupazionale, della cultura in genere e della vivibilità: tutti effetti positivi che rimarrebbero per decine di anni.
Partendo dal presupposto che oggi Lecce è frequentata da un turismo veloce che si limita alla semplice visita del “Barocco”, è necessario offrire una proposta culturale tale da spingere i flussi turistici a considerare Lecce un luogo meritevole di sosta e al di fuori dei periodi estivi quando l’attrattore principale resta la bellezza del suo mare.

Le priorità, prescindendo dalla candidatura e, come detto nel nostro colloquio, solo per sommi capi, sono due (ma su www.associazioneviverelecce.it  ci sono esposti gli ultimi vent’anni di problemi cittadini):

il miglioramento della vivibilità cittadina e la messa a regime delle enormi potenzialità culturali.

Vivibilità:

1)Centro storico: per quanto Lecce goda di una buona tranquillità riguardo alla “grande criminalità”, vi è la situazione di crisi generata dall’anarchia di vita quotidiana di un sistema sostanzialmente lasciato a se stesso.
La “movida”, che pure è importante fenomeno economico da salvaguardare, non controllata, genera gravi conflitti con i residenti la cui vivibilità è compromessa.
Per questo, senza grandi investimenti, sarebbe necessario un Regolamento (che dovrebbe nascere dal confronto fra tutte le parti interessate e non solo tra “amici”) che fosse fatto rispettare, punendo pesantemente le violazioni, in modo da riportare i più riottosi nell’ambito del rispetto di tutte le norme (esempio banale: il Regolamento dell’occupazione del suolo pubblico prevederebbe l’affissione all’esterno dei locali dell’autorizzazione, con gli orari, e della planimetria degli spazi occupati, cosa assolutamente ignorata).

2)    Traffico. Lecce è totalmente priva di parcheggi. Sempre sul nostro sito è pubblicato l’ultimo riassunto delle possibilità perdute in trent’anni di assurdi veti incrociati.
Senza adeguati parcheggi intorno al centro storico, come esistono in tutte le città “normali”, diventa quasi impossibile regolamentare il traffico caotico specialmente il mattino e nei giorni di festa.
Rammentiamo che Lecce è nella realtà sub capitale di regione, accentrando al suo interno, nel centro storico o nelle immediate vicinanze, la Corte d’Appello di Lecce, Brindisi e Taranto, il TAR, il Distretto Militare, la sede della Provincia, la Stazione di testa delle Ferrovie e i tanti uffici pubblici.
Applicando il metodo “Pol Pot” (così è volenti o nolenti) si è cercato di ovviare imponendo i “parcheggi di scambio” ma che rimangano, in genere, desolatamente vuoti.
In attesa di un radicale ripensamento, intanto basterebbe spingere a rapida costruzione il parcheggio di piazza Tito Schipa e anticipare immediatamente il parcheggio alle spalle della Stazione (aprendo un sottopasso) che è a circa 200 metri dal centro storico.
Il progetto esisteva e stava per essere attuato, poi è stato assorbito dal più ampio progetto dell’area delle “Tagliate di Marco Vito” e messo in coda all’impegnativo e costosissimo progetto, rimandando tutto a un futuro “radioso”, bloccando così l’eliminazione di un grave problema di traffico legato alla Stazione di testa che serve l’intera provincia di Lecce e parte di quella di Brindisi e Taranto e la possibilità di lasciare l’auto “fuori” ed entrare a piedi in città.
Il parcheggio di piazza Tito Schipa a est, quello alle spalle della Stazione a ovest, insieme con quelli di “scambio” che sono a nord e a sud, potrebbero contribuire alla vivibilità se fossero poi collegati a un sistema rapido, puntuale, certo ed efficiente, come accade in tante città europee, del trasporto pubblico.

3)    Pulizia in genere: da decenni si parla di raccolta differenziata ed eliminazione dei cassonetti che deturpano la città: si parla.
Pulizia strade: da decenni si parla di pulizia e lavaggio: si parla.

Potenzialità culturali:
si rimanda ai vari lavori pubblicati nel sito, per evidenziare solo le emergenze archeologiche della città, il Castello e il Museo Archeologico Provinciale, tenendo presente che si dovrebbe parlare di “Sistema archeologico Messapico” che riguarda tutta l’area messapica (Salento).
Priorità assolute, da anteporre per importanza e attrattività turistica sarebbero l’area di Rudiae e il Castello di Lecce (impropriamente “dedicato” a Carlo V, mai passato da Lecce e le cui origini sono ben precedenti come facilmente verificabile a vista, dedica che rende veramente il Castello di Lecce unico al mondo perché credo proprio sia l’unico attribuito a una persona!) e il Museo Archeologico Provinciale che in questo periodo è fuori da ogni possibile o prevedibile programmazione.

1)    Rudiae:
a) Scavo anfiteatro “arcaico”: spesa prevista xxxxxxxxx di euro;
b) Allestimento dello stesso e del fondo “Acchiatura”: spesa prevista xxxxxxxxx di euro;
c) Fascia Mura messapiche: acquisizione proprietà e scavo: xxxxxxx di euro.
2)   Castello di Lecce:

a) Scavo fossati su viale Marconi e su piazza Libertini (sono spazi pubblici che potrebbero essere utilizzati, dando visibilità all’imponenza del Castello oggi non percepibile);
b) Ricostruzione ponte levatoio;
Spesa complessiva xxxxxxx euro.

Interventi programmabili in seguito:
1)    Anfiteatro “moderno” (Piazza Sant’Oronzo): intervento di consolidamento dei percorsi e strutture voltate sin dove è possibile penetrare sotto terra, con allestimento all’interno con riproduzione dei reperti attinenti e ingresso “monumentale” tale da valorizzare la stessa “percezione” del monumento (l’ingesso, oggi è misero e non visibile): xxxxxxxxx euro.

2)    Teatro romano: progetto internazionale di valorizzazione con bando di idee e premio di xxxxxxxx euro.

3)  Mosaici romani del V° d.C. di vico dei Sotterranei: stacco, trasferimento al MUST e ripristino sede stradale (essendo a meno di due metri è necessario aprire l’area interessata): xxxxxx euro

4)  Tempio di Iside: Diorama già in avanzato stato di realizzazione da posizionare nel MUST e creazione di ricostruzioni, disegni, filmati in un complessivo progetto di comunicazione: xxxxxx euro

5)  Terme romane: come per il tempio di Iside. xxxxxx euro
6)  Piazza Castromediano: intervento di revisione del progetto dell’Architetto Andrea  Bruno    e impianti di ventilazione e areazione: xxxxxxxx euro.
7) Allestimento all’interno del MUST (ove non già previsto) di una sala con i diorami dei monumenti romani.
Discorso a parte per il Museo Archeologico Provinciale “Sigismondo Castromediano” che, risentendo delle incertezze generate dalla volontà di cancellare le Province, è fuori da questo contesto immediato.
E’ il principale Museo della Messapia, avrebbe enormi spazi fisici e potenzialità attrattive (oggi è in parte occupato dalla Biblioteca e da uffici vari dell’Ente Provincia) e, se gestito secondo i moderni sistemi di “gestione museale”, che sfuggono ai criteri di scelta “politica”, potrebbe e dovrebbe diventare il centro di coordinamento di tutte le risorse archeologiche del Salento, riprendendo anche tutti i beni in deposito presso il Museo Nazionale di Taranto.
Tutto sta a vedere come il legislatore regolerà queste realtà, augurandomi che entri nelle gestioni nazionali.
Resto a disposizione per qualsiasi approfondimento che si ritenesse necessario.
Buon lavoro!

 

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Post pubblicato il 18 settembre 2017

2 comments on “Era l’ormai lontano 2013.

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